Boeri frena sul prestito pensionistico

“Bisogna evitare le soluzioni poco efficaci”

Bene il Jobs act» dice Tito Boeri, che invece avanza dubbi sull’Ape e la flessibilità previdenziale progettata dal governo e lancia l’allarme sulla legge delega sulla povertà che in Parlamento sta perdendo molti, troppi, pezzi. Anche quest’anno la relazione annuale del presidente dell’Inps, è l’occasione per fare il punto della situazione (e ricordare che il 38% degli assegni è sotto i 1000 euro), ma soprattutto per aprire nuovi fronti e ribattere alle polemiche. 

Come quella sulle cosiddette «buste arancioni». «Ci è stato detto che abbiamo creato inutili preoccupazioni alle famiglie – attacca Boeri – siamo stati tacciati di terrorismo e di aver addirittura influenzato i risultati elettorali (paradossalmente in città in cui non era stata ancora spedita alcuna busta! ….si teme di dire la verità, e questo spiega perché per vent’anni non s’è fatto nulla». A suo parere, infatti, tutti devono sapere, tutti devono «essere informati su quanto viene accantonato e quanto percepiranno. Si tratta di un’operazione trasparenza tanto più importante nel momento in cui si prospetta un’uscita flessibile». Boeri rivendica di essere stato tra i primi a porre la questione flessibilità per rimediare ai guasti della legge Fornero. Ma adesso, avverte, «è fondamentale che tutti siano messi in condizione di capire fino in fondo le implicazioni delle loro decisioni».  

 

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EVITARE ALTRE SALVAGUARDIE  

Per essere chiari, prosegue il presidente dell’Inps che si rivolge direttamente a politici e sindacati, «non si può negare che rate ventennali di ammortamento di un prestito pensionistico costituiscano una riduzione pressoché permanente della pensione futura. Né si può negare che, continuando a lavorare, il contribuente avrebbe potuto accumulare un più alto montante contributivo e dunque il diritto ad una pensione più ampia». A suo parere «forme di flessibilità sostenibile sono alla nostra portata», ma occorre evitare «soluzioni inique, onerose, estemporanee e scarsamente efficaci». E di certo «non è più possibile perpetuare le salvaguardie» per gli esodati, che a tutt’oggi si sono dimostrate «costose» (hanno eroso il 13% degli 88 miliardi di risparmi previsti) e «inadeguate».  

Altra questione delicata, la legge 104, ovvero i congedi straordinari per l’assistenza ai disabili. Per Boeri, visto che costano 3 miliardi l’anno, servono più controlli, a cominciare dal pubblico impiego dove si arriva a sino a 6 giorni di permessi procapite l’anno contro una media di 1,5 del settore privato. Idem per le indennità di accompagnamento. Un altro richiamo al governo, insomma. Quando parla delle riforme del lavoro Boeri invece cambia tono e promuove le misure dell’esecutivo: «Col Jobs act si è davvero pensato ai giovani ed al loro ingresso sul mercato del lavoro». Il numero dei contratti a tempo indeterminato è infatti aumentato del 62% e per gli under 30 addirittura del 76%. Esonero contributivo e contratto a tutele crescenti hanno poi contribuito a stabilizzare sempre più lavoratori, mentre non ha sortito effetti negativi il superamento della cosiddetta «reintegra» e l’abolizione dell’art.18. Anzi i licenziamenti sono scesi del 12%. 

SINDACATI CONTRO  

Il discorso di Boeri alla Camera ha irritato non poco i sindacati: per la Cgil non ha affrontato «nessuno dei problemi aperti». «Il fatto che il presidente dell’Inps si occupi di tutto tranne che di previdenza mi infastidisce – si lamenta Carmelo Barbagallo (Uil) -. Mi sembra che Boeri si occupi davvero poco di previdenza e molto di governo».  

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