Ue, primo vertice con Gentiloni: è disgelo con Bruxelles

Sul tavolo il tema dei migranti ma anche Ucraina, Siria e Russia

Si apre oggi a Bruxelles il Consiglio europeo di dicembre, che terminerà venerdì. Per il neo premier Paolo Gentiloni sarà il primo vertice Ue. A tenere banco sarà ancora una volta il tema dei migranti (in agenda sono citati gli accordi di rimpatrio, l’intesa con la Turchia e la questione di Schengen) sul quale l’ex ministro degli Esteri ha già messo in chiaro, nel corso del discorso alla Camera per la fiducia, che il nuovo esecutivo non attenuerà i toni rispetto al precedente: “Nel Consiglio europeo sarà centrale il tema migrazione. Deve essere molto chiaro che la posizione italiana non è una posizione che vuol far dispetto a qualcuno. Non siamo guastafeste di nessuno, ma non possiamo nemmeno essere il Paese che da solo si fa carico dei flussi migratori senza la necessaria solidarietà”. E ancora: “Non è accettabile, e ancor meno lo sarebbe nel quadro di un’ipotetica riforma del regolamento di Dublino che passi un principio di un’Europa troppo severa su alcuni aspetti delle politiche di austerity, e troppo tollerante nei confronti di paesi che non accettano di assumere responsabilità comuni sui temi dell’immigrazione”.

A Bruxelles guardano con attenzione agli sviluppi italiani e per il momento tirano un sospiro di sollievo. Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria“, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.

 
 

Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “E’ corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.

Nel pomeriggio intanto Gentiloni ha ricevuto le telefonate della premier britannica Theresa May, del primo ministro canadese Justin Trudeau e del presidente francese Francois Hollande. I due nel loro colloquio hanno sottolineato come la coesione europea sia “indispensabile”.  Secondo l’Eliseo, Hollande e Gentiloni si sono accordati per mantenere “un dialogo stretto” in vista del 60esimo anniversario della firma del Trattato di Roma, che nel 1957 segnò l’inizio dell’Unione europea.

Ma in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.

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