Stato-mafia, i pm chiedono di acquisire le agende del presidente Ciampi

La richiesta avanzata durante il processo ai giudici della corte d’assise di Palermo, che adesso dovranno scrivere al Quirinale. Nelle agende anche riferimenti ai dialoghi con Scalfaro, che potrebbero non essere resi noti per la sentenza della Corte Costituzionale…

“Voglio ancora aggiungere che sugli argomenti sui quali vengo compulsato potrebbe essere per voi utile consultare le mie agende del tempo, tuttora custodite presso gli uffici del Quirinale”. Così l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, deceduto il 16 settembre scorso, diceva ai pubblici ministeri di Palermo, sei anni fa. Si riferiva alle 22 agende del periodo in cui era stato presidente del Consiglio, fra il 1993 e il 1994, la stagione delle bombe di mafia fra Roma, Milano e Firenze. Adesso, i pm chiedono quelle agende. Questa mattina, durante il processo “trattativa Stato-mafia”, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che rappresenta la pubblica accusa con i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, ha invitato il presidente della corte d’assise di Palermo Alfredo Montalto ad acquisire i documenti. Nei mesi scorsi, il Quirinale aveva già autorizzato i pubblici ministeri a consultare le agende dell’ex capo dello Stato; secondo i magistrati della procura, sarebbero emerse indicazioni utili per la ricostruzione del processo. Ciampi annotava pure i dialoghi con l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Ma su questi passaggi potrebbe scattare il divieto di acquisizione e divulgazione, sulla base della sentenza della Corte Costituzionale che tre anni fa ha affrontato il conflitto fra il Quirinale e la procura di Palermo, a proposito delle intercettazioni casuali fra l’allora presidente Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino. La Consulta ha fissato il principio dell’assoluta riservatezza dei colloqui anche informali del capo dello Stato. Ma, al momento, la procura insiste per l’acquisizione di tutta la documentazione custodita al Quirinale. E anche del verbale dell’ex presidente.

“Nelle agende – spiegava Ciampi, ascoltato il 15 dicembre 2010 dal procuratore Messineo, da Ingroia e Di Matteo – oltre a riportare le annotazioni sugli accadimenti della giornata, in alcune occasioni riportavo anche mie riflessioni”. I magistrati di Palermo gli avevano chiesto della scelta del ministro della Giustizia Giovanni Conso di non prorogare 300 decreti di carcere duro nei confronti di alcuni boss delle mafie. “Non ricordo che vi fossero ministri che avevano opinioni diverse in tema di contrasto alla criminalità organizzata”, era stata la risposta di Ciampi. E proprio a questo punto dell’audizione, l’ex presidente della Repubblica aveva invitato i pm a leggere le sue agende. Aveva aggiunto: “Nulla ricordo in ordine in ordine alla mancata proroga del regime detentivo del 41 bis, non venni avvertito né prima né dopo quella mancata proroga. Non so nemmeno dare una spiegazione per la condotta del ministro Conso che, con la mancata proroga di tali decreti, certamente andava in netta contrapposizione con le linee guida del governo da me presieduto in tema di lotta alla mafia”.
 
Nella sua audizione Ciampi ribadiva la convinzione che “nei frangenti coincidenti con le bombe di Roma, Milano e Firenze si era concretizzato il pericolo di un colpo di stato, per la eccezionalità oggettiva di quegli avvenimenti, compresa l’interruzione delle linee telefoniche di Palazzo Chigi nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993”, ma precisava di “non avere notizie precise”. Aggiungeva: “Ricordo perfettamente che effettivamente convocai in via straordinaria il consiglio supremo di difesa, di tale convocazione venne informato sicuramente anche il presidente della Repubblica. Ricordo che, in un clima di smarrimento generale, nel corso di quella riunione, qualcuno avanzò l’ipotesi dell’attentato terroristico di origine islamica. Altri, tra cui certamente il capo della polizia Parisi, escludevano la fondatezza di quella pista avanzando l’ipotesi della matrice mafiosa. (…) Io personalmente ho maturato il convincimento che quelle bombe fossero contro il governo da me presieduto”.

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