L’incontro di pace dei costituzionalisti dopo gli scontri sul Referendum

Non è stata solo la politica a lacerarsi sul voto di oggi. Anche molti professori della Carta si sono divisi così L’Aic, l’Associazione che li riunisce tutti, li ha convocati il 12 dicembre all’università La Sapienza di Roma per l’ incontro “La Costituzione dopo il referendum”.

Non è stata solo la politica a lacerarsi sulla riforma costituzionale. Perché accanto alla guerra dei partiti se n’è combattuta un’altra nella comunità dei costituzionalisti. Di solito abbottonati nel loro ruoli di universitari pacati, molti professori della Carta si sono divisi e sono apparsi bellicosi e militarizzati come non mai. Hanno guidato comitati e si sono intestati la campagna del No, come Alessandro Pace e Guastavo Zagrebelsky, o hanno blindato e difeso le ragioni del Sì come Francesco Clementi e Stefano Ceccanti.  

Alcuni di loro ha abbandonato i toni felpati e pedagogici del ragionamento per buttarsi nella rissa della polemica politica, senza risparmiarsi, con apparizioni tv, tour de force in teatri in giro per l’Italia, manifestazioni e così via. Forse anche per questo, per calmare gli animi, l’Aic, l’Associazione che li riunisce tutti, ha chiamato a raccolta tutti i costituzionalisti per il 12 dicembre. Sarà quello il momento della riappacificazione: un incontro alla facoltà di Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma dal significativo titolo “La Costituzione dopo il referendum”. E’ in quel dopo che si gioca tutta l’incognita del voto di oggi. La Costituzione «dopo» il referendum potrebbe essere stravolta o rimanere tale e quale. Ma è significativo che l’invito inviato dall’Associazione ai suoi membri sia arrivato prima di conoscere il risultato. Perché è un messaggio che annuncia una tregua, un passaggio fondamentale per una comunità scientifica che non deve scadere nei toni della lotta politica e deve, comunque vadano le cose, costruire un dibattito che tenga conto della volontà popolare. E’ una sfida per tutti quei professori scesi in campo da una parte e dall’altra che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi. «Ma quell’appuntamento, il 12 dicembre, sarà utile solo se oggi vincerà il Sì – dice Ceccanti, alfiere della riforma –. Se vincerà il No prevarrà lo scontro politico e non servirà un dibattito sulla Costituzione, visto che rimane uguale e non ci sono scenari di riforma a breve». Se a vincere dovesse essere il Sì «il discorso sarebbe diverso, e sarà interessante discutere sulle leggi e i vari adempimenti che serviranno ad attuare la riforma». Ceccanti, che fino all’ultimo ha partecipato a cene organizzate dal Pd per convincere cittadini ancora incerti, è persuaso che la spaccatura nella comunità dei costituzionalisti, con interpretazioni dello stesso testo di fatto opposte, abbia le sue radici in uno scontro generazionale: «C’è stata un frattura tra i costituzionalisti più giovani, molti dei quali hanno raccolto le firme per il maggioritario, che non hanno alcun complesso del tiranno e sono per il Sì, e chi invece, per ragioni di età e di esperienza, difende la Carta uscita dal fascismo ed è un convinto sostenitore degli esecutivi deboli». Una ricostruzione che non piace a Lorenza Carlassare, classe 1931, che dei giovani ha sicuramente l’instancabile grinta, dimostrata in tutta questa lunga campagna elettorale: «Noi del No forse abbiamo studiato il diritto costituzionale con maggiore passione– sostiene –. Mi meraviglio che un costituzionalista non si allarmi di fronte a una riforma che mette in crisi i principi della democrazia costituzionale. La Costituzione non è una legge come le altre, è un progetto di società e il suo scopo è tenere il potere sotto controllo. Forse qualcuno quel potere lo ha frequentato troppo con consulenze e rapporti vari, perdendo il senso della propria funzione». Ecco la lacerazione, la guerra civile dei costituzionalisti. Uno scontro totale, non un dibattito che aiuta a ricucire strappi. «Ma sì, alla fine noi costituzionalisti nel complesso ci vogliamo bene – si calma Carlassare – A quell’incontro ci guarderemo in faccia e faremo il punto».  

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