Liguria, spese pazze: il leghista Bruzzone denunciato dalla moglie di un pm

L’accusa è di induzione alla concussione per aver ricattato la funzionaria della Regione affinché si impegnasse insieme al marito magistrato per limitare i danni dell’inchiesta sui rimborsi del Consiglio regionale intercedendo sui giudici che la stanno conducendo

Una frase inguaia il presidente del Consiglio Regionale, Francesco Bruzzone, già rinviato a giudizio per le “spese pazze” e adesso indagato anche per induzione alla concussione. “Ora capisce cosa vuol dire subire ingiustizie”. È marzo. Il leghista riceve nel suo ufficio il capo di Gabinetto dell’Ufficio di Presidenza, Afra Serini. Per lui non ci sono più vie di uscita. Il rinvio a giudizio è arrivato ai primi di febbraio, il gip Roberta Bossi non è stata ammorbidita come andava fatto.

La dirigente non ha ceduto al ricatto, non ha chiesto al marito, il magistrato Alberto Lari, di mettere una buona parola per lui. Male. Bruzzone fa intendere a Serini cosa abbia provocato non aver accettato determinate condizioni e che la sua carriera è in pericolo. “Una situazione problematica”, l’avverte prima di congedarla. È l’epilogo di un lungo e pressante tentativo di uscire dalle sabbie mobili, iniziato ai primi di dicembre. L’incarico di convincere Afra Serini – secondo la denuncia della stessa funzionaria al pm Massimo Terrile -, Bruzzone l’avrebbe affidato alla sua segretaria, Anna Cavallini, anche lei indagata. Non vuole esporsi in prima persona il leghista che ha costruito tutta la sua carriera sulla trasparenza e noto per aver contrastato la gestione “disinvolta” del partito da parte dell’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, finito nei guai con la famiglia del Senatur per la faccenda dei diamanti e dei soldi trasferiti nelle banche di Cipro e della Tanzania.

Cavallini conduce i giochi per lui e quando chiede un colloquio con Bruzzone, Afra Serini si ritrova all’angolo. “Siamo andate in una stanza a parlare – ha raccontato al magistrato –, lei ha chiuso a chiave la porta e mi ha detto che se non intervenivo con mio marito per le ‘spese pazze’, non mi avrebbero rinnovato il ruolo che ricoprivo”. Il capo di gabinetto è sconcertata e chiede un incontro con Bruzzone. Lui la fa aspettare parecchio, fin dopo Natale. Quando la riceve, rimane evasivo, parla di richieste di autorizzazioni difficili da ottenere, le fa capire con un giro di parole che il suo destino è già stato scritto. “C’era un capo di gabinetto che avevo ereditato dalla precedente amministrazione, l’ho prorogato sei mesi, ma poi non si poteva più fare e ho deciso di staccare dal gabinetto il Difensore Civico e il Corecom, destinando Afra Serini a questa struttura”, si difende Bruzzone, che domani comparirà davanti al pm Massimo Terrile per spiegare la sua verità.

Parallelamente c’è l’inchiesta madre in cui è stato rinviato a giudizio con Edoardo Rixi, attuale assessore allo Sviluppo Economico in Regione e vice segretario nazionale di Matteo Salvini e l’ex consigliere regionale Maurizio Torterolo. I tre leghisti con altri 23 attuali ed ex consiglieri regionali a vario titolo sono accusati di peculato e falso. Tra il 2010 e 2012 avrebbero speso i soldi pubblici per scopi personali e non istituzionali e di funzionamento del gruppo. Torterolo in sede di udienza preliminare ha patteggiato due anni

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