Da Torino alla Georgia per Stamina: nuove denunce in procura

Nell’inchiesta per «somministrazione di sostanze nocive per la salute» le segnalazioni delle nuove vittime di Vannoni, che operava nonostante i divieti.

Che nonostante la «promessa» davanti ai giudici del tribunale di Torino, Davide Vannoni continuasse a praticare le infusioni di presunte cellule staminali, lo si sapeva dallo scorso ottobre. Quando uno dei suoi pazienti aveva raccontato in televisione – e poi ai carabinieri del Nas – di aver pagato 18 mila euro per un ciclo di trattamenti, tra l’estate e l’autunno 2016, in una clinica di Tbilisi, in Georgia. Adesso in procura, di denunce come queste, ne sono arrivate altre.
L’identità delle vittime non è nota, ma si tratterebbe in ogni caso di uomini e donne incontrate da Vannoni a Torino e poi invitate a seguirlo in Georgia. Tutte avrebbero pagato cifre che oscillano tra i dieci e i ventimila euro, con la speranza di un rimedio efficace contro le malattie neurovegetative. Cure interrotte gioco forza a dicembre, quando le stesse autorità georgiane hanno «bocciato» il metodo Stamina e di fatto cacciato dal paese il suo guru.

Era la scorsa estate quando la procura di Torino ha aperto una nuova inchiesta per «somministrazione di sostanze nocive per la salute». Il fascicolo (pm Alessandro Aghemo e Vincenzo Pacileo) per ora resta senza indagati. Ma la ricostruzione degli inquirenti e dei carabinieri punta proprio alle attività di Davide Vannoni all’estero. Più precisamente, in un reparto del «Mardaleishvili Medical Center».
Su quelle «750 somministrazioni» di cui lui stesso si sarebbe vantato in un post pubblicato sul suo profilo Facebook. Prestazioni che, dopo un attento «filtraggio via mail» dei pazienti potevano variare dai 18 mila euro per due infusioni fino a 27 mila per cinque. Costose, certo, ma soprattutto non autorizzate.

Nel marzo 2015 il padre di Stamina, accusato di associazione per delinquere finalizzata a vari reati, compresa proprio la «somministrazione di sostanze nocive», aveva scelto la strada del patteggiamento. E si era visto ridurre la condanna a un anno e dieci mesi di carcere, con la condizionale. Uno sconto però vincolato da un impegno morale – che non ha valore giuridico – su espressa richiesta dell’allora pm Raffaele Guariniello: ovvero la sospensione dell’attività di Stamina. In Italia e all’estero.
La truffa, invece, sarebbe andata avanti anche senza le necessarie autorizzazioni georgiane, subito intervenute per fermarlo non appena venute a conoscenza delle pratiche, che in ogni caso sarebbero proseguite per circa un anno.
Le indagini, adesso, proseguiranno attraverso la raccolta delle testimonianze delle vittime. Perché proprio la chiusura delle attività nel reparto della clinica di Tbilisi, ha riaperto le porte a una nuova ondata di richieste per il risarcimento dei danni, non soltanto economici. E l’inchiesta resterà di competenza della stessa procura di Torino, visto che proprio da qui sembra essere partita l’operazione di «adescamento» dei pazienti, disposti a tutto per quella cura, nata oltre dieci anni fa, in un piccolo laboratorio di via Giolitti.

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