Caso Regeni, l’Egitto attacca: «Basta pressioni politiche» Smentiti gli «sviluppi» sul caso

Il sito «Al Watan»: il ministero degli Esteri annuncia progressi nell’inchiesta
Ma il portavoce Abu Zeid: «Non ricordo di aver fatto affermazioni simili»

Il ministero degli Esteri egiziano annuncia un imprecisato «importante sviluppo nell’omicidio dello studente italiano Giulio Regeni», scrive il sito del giornale Al Watan, citando un intervento del portavoce del ministero, Ahmed Abu Zeid, durante una trasmissione sulla tv Al Hayat. Contattato dal Corriere, però, il ministero degli Esteri smentisce di aver parlato di sviluppi nell’inchiesta. «Non ricordo di aver fatto affermazioni simili», dice il portavoce Abu Zeid. «Ho detto che bisognerebbe dare tempo agli investigatori, evitando pressioni esterne. Ho anche detto che è importante che un caso così importante, in cui sia l’Egitto che l’Italia hanno interesse a scoprire i dettagli al più presto possibile, resti immune dalle pressioni politiche». Dopo il richiamo per consultazioni dell’ambasciatore italiano Maurizio Massari, il ministro degli Esteri Sameh Shoukry aveva già espresso «irritazione» per «l’orientamento politico che l’Italia inizia a prendere» sul caso Regeni, durante una telefonata con Paolo Gentiloni. In effetti riascoltando l’intervista su Al Hayat, è chiaro che gli «sviluppi» di cui parla il portavoce del ministero non sono legati all’inchiesta ma piuttosto ai rapporti tra Egitto e Italia, e in particolare all’attività diplomatica dell’ambasciata egiziana a Roma.

L’arrivo di Hollande

Intanto il presidente francese Francois Hollande è in arrivo dal Libano al Cairo dove, secondo fonti diplomatiche francesi riportate dall’Afp, consegnerà un «messaggio discreto ed efficace» sui diritti umani al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Hollande è accompagnato dal ministro della Cultura Audrey Azoulay, dal ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian e da una delegazione di imprenditori. L’incontro con il presidente Al Sisi sarà accompagnato dalla firma di accordi commerciali, militari e culturali. In particolare, la Francia spera di vendere all’Egitto un satellite, quattro navi da guerra, e altri 12 cacciabombardieri Rafale oltre ai 24 già comprati dal Cairo. Ma negli ultimi giorni il capo dell’Eliseo ha ricevuto numerose critiche da una serie di Ong — e anche in un editoriale delNew York Times — per il «silenzio assordante» della Francia sulle violazioni dei diritti umani in Egitto. L’Eliseo ha fatto sapere che Hollande dovrebbe parlare con Al Sisi sia del caso di Giulio Regeni che di quello di Eric Lang, un professore francese picchiato a morte nel 2013 nella cella di un commissariato del Cairo. La madre dell’uomo ha accusato il ministero degli Esteri francese di non aver fatto abbastanza per appurare la verità: «Il silenzio contrasta con la reazione del governo italiano, che ha richiamato il suo ambasciatore dopo la morte di Giulio Regeni.

 
Il vicecancelliere al Cairo per affari

Ma la Francia non è l’unico Paese a puntare sull’Egitto per gli affari. Secondo il sito del quotidiano Al Ahram, già ieri sera è arrivato nella capitale egiziana il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel alla testa di una delegazione di «circa 120 investitori per parlare di affari e incontrare il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi».

http://www.corriere.it/esteri/16_aprile_17/cairo-sviluppi-caso-regeni-italia-allenti-pressioni-politiche-520de062-047b-11e6-9af5-d262a7a5f049.shtml

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